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Le classiche configurazioni invernali in Italia

La stagione invernale è da sempre considerata il periodo più entusiasmante per tutti gli appassionati della meteorologia.  Infatti evoca scenari da brividi equiparabili solo alle distese gelate del grande Nord: scenari capaci  di far guizzare sui divani sonnecchianti spettatori delle previsioni meteo e di far nascere in loro immacolati sogni invernali.

L’Italia si trova immersa nel tiepido bacino del Mar Mediterraneo,  il quale rappresenta una sorta di termoregolatore che mitiga le temperature di tutto il trimestre invernale, specie lungo le coste.  Anche le Alpi sono da considerarsi una barriera naturale contro il flusso freddo in arrivo dal Polo nord.

Nonostante ciò, la nostra penisola può essere coinvolta da condizioni perturbate, favorite dai contrasti, che si generano sul Mediterraneo, con le correnti gelide provenienti dalle latitudini artiche.

Sono due le parole chiave che determinano un inverno gelido e nevoso sull’Italia: l’aria polare e l’aria artica, ognuna delle quali può essere di natura marittima o continentale. Nello specifico, l’aria polare marittima si origina nell’Atlantico settentrionale e nella regione del Canada. Con un anticiclone ben sviluppato in aperto Oceano Atlantico e con una depressione di Islanda ben sviluppata, tale aria è in grado di sospingere fronti atlantici sull’Italia, determinando un severo guasto del tempo, con nevicate sulle Alpi e sugli Appennini non a quote eccessivamente basse.

La variante continentale dell’aria polare è più secca ma anche più fredda, visto che si origina sul continente. Generalmente giunge sull’Italia scivolando lungo il bordo orientale dell’anticiclone russo-siberiano con calo termico marcato ma precipitazioni di gran lunga inferiori, a causa del basso contenuto di umidità. Questo fenomeno riguarda principalmente le regioni del medio-basso Adriatico e il Sud.

L’aria artico marittima, invece, è in grado di valicare catene montuose come le Alpi e i Pirenei, a causa di uno spessore verticale della massa di aria molto elevato. In presenza di un robusto anticiclone groenlandese e di un anticiclone delle Azzorre molto sviluppato lungo i meridiani,  questa massa d’aria, che si origina sui mari dell’Artico è in grado di gettarsi nel Mediterraneo entrando attraverso la famigerata valle del Rodano.  Così può far registrare fenomeni nevosi anche in pianura, fenomeni che possono interessare le regioni settentrionali e persino alcuni tratti delle regioni tirreniche. In pratica può nevicare a Firenze, Roma e raramente su Napoli e sulla costa occidentale sarda.

Ma se neppure questo freddo  per voi è sufficientemente gelido e volete proprio sentirvi come dei ghiaccioli nel freezer, niente paura, in gioco c è ancora l’aria artica continentale. Come per la sua cugina polare, anche questo alito glaciale scende lungo il bordo orientale del temuto anticiclone siberiano; in particolare se quest’ultimo decidesse di collegarsi con la parte più occidentale dell’anticiclone delle Azzorre, formando un vero ponte di collegamento, permetterebbe una massa cosi fredda e secca di arrivare sull’Europa e sull’Italia contrastando con le miti acque del Mediterraneo, con risvolti esplosivi, come ci ricordano le famose ondate di gelo del 1929, 1956, 1985.

Articolo pubblicato su magazine internazionale Arpac

http://issuu.com/arpa-campania-ambiente/docs/arpa_campania_ambiente_2013_24?e=6782845/6171100